Tracciabilità e catena di approvvigionamento

traceability

I prodotti di pelletteria sono il risultato di processi complessi e diversificati, e essere consapevoli delle fasi di lavorazione è essenziale per l’implementazione della tracciabilità.

Dall’animale alla vendita, la pelle è sottoposta a una serie di trattamenti volti a renderla il materiale pregiato e lavorabile che conosciamo.
Il primo stadio della lavorazione è la salatura: le pelli vengono trattate con il sale per prevenire la crescita batterica e ridurre il contenuto d’acqua, e successivamente sono immerse in acqua per rimuovere il sale in eccesso e ripristinare il giusto tasso di umidità.
La salatura, l’immersione e altre operazioni preliminari introducono la concia vera e propria. In questa fase le pelli sono lavorate in modo da alterarne la struttura proteica e ottenere un materiale durevole non soggetto a decomposizione.
Il processo può essere condotto usando cromo, tannini naturali o sostanze alternative come allume, zirconio, titanio, sali di ferro o una combinazione di questi.
La scelta di una sostanza a dispetto di un’altra può avere una forte influenza sulla sostenibilità della produzione aiutando a minimizzare l’impatto ambientale), mentre tenere traccia della chimica utilizzata può tornare utile in fase di promozione per veicolare il reale valore dei prodotti “virtuosi”.

In termini di responsabilità sociale, la tracciabilità gioca un ruolo fondamentale nella valutazione della sostenibilità dell’intera catena di approvvigionamento supportando la diffusione delle buone pratiche, come ad esempio quelle legate alle problematiche relative alla materia prima (es. trattamento degli animali).

Nonostante la tracciabilità vada incontro sia alle esigenze commerciali che alle preoccupazioni di ordine etico espresse dai consumatori, implementarla in maniera sistematica non è sempre semplice.
La mancanza di certificazioni obbligatorie che tengano conto dell’intero processo, il numero di operatori coinvolti e la variabilità degli strumenti utilizzati (es. etichette, impressione di marchi, documenti elettronici o cartacei) rendono la catena di approvvigionamento frammentata e difficile da tracciare.
I prodotti con certificazione CITES, garantiti dalla Convenzione sul commercio internazionale delle specie animali e vegetali a rischio (Convenzione di Washington), sono un esempio del grado di trasparenza che può essere raggiunto implementando protocolli di tracciabilità accurati.

Essere in grado di sapere da dove provengono gli animali e di conoscere le condizioni in cui sono stati allevati e trattati aiuterebbe a migliorare le condizioni della fauna in oggetto e rassicurerebbe i consumatori preoccupati, tenendo traccia allo stesso tempo di tutte le sostanze utilizzate nella manifattura così da incoraggiare la scelta di sostanze sostenibili in luogo di quelle più inquinanti.