Traccia per essere trasparente!

Trasparenza Assoluta

 

I consumatori dell’industria della moda stanno chiedendo sempre più informazioni: dove e come vengono realizzati i prodotti che voglio acquistare, quali materiali 

sono stati utilizzati, ricercando informazioni sempre più approfondite sulle filiere di approvvigionamento dei vari Brand.

Questa crescente richiesta ha fatto della “trasparenza assoluta” una tendenza per l’industria della moda.

I sondaggi suggeriscono che la fiducia nei fashion Brands è diminuita e ha senso che con l’erosione della fiducia, i consumatori siano diventati più attivi nel controllare i Brands che seguono.

I Millennials sono all’avanguardia: il 52% riferisce sempre di cercare  informazioni di base prima dell’acquisto, rispetto al 45% dei consumatori di Gen Z e al 41% dei Baby Boomer

Recensioni ed articoli sono fonti comuni di informazione.

“I social media hanno consentito una certa trasparenza”, afferma Stephanie Phair, Chief Strategy Officer di Farfetch. “Non puoi più controllare la comunicazione del lusso all’interno dei vecchi confini”. 

Possiamo pensare che i protagonisti della moda saranno maggiormente esaminati riguardo integrità creativa, filiere sostenibili, rapporto qualità-prezzo, trattamento dei lavoratori, protezione dei dati e autenticità.

Per comprendere l’impatto della produzione di beni di consumo, i Brand devono determinare come utilizzare al meglio le risorse naturali e umane  in ogni fase del processo di produzione, sia nella catena di approvvigionamento che nelle operazioni dirette.

 

Una Tragedia come punto di partenza per un sourcing sostenibile

 

E’ impossibile dimenticare che l’industria della moda è stata colpita dal secondo più grande disastro industriale della storia nel 2013. Il crollo della fabbrica di Rana Plaza ha provocato la morte di quasi 1.200 operai impiegati nell’industria dell’abbigliamento in Bangladesh ed ha costretto l’intero settore dell’abbigliamento a porsi delle domande fondanti su come venissero prodotti i capi in determinati paesi, fonte di sourcing a basso costo.

Ci sono volute settimane per alcuni dei principali marchi e rivenditori globali per determinare se i loro vestiti fossero fabbricati dalle fabbriche operanti al Rana Plaza. Alcune aziende hanno impiegato settimane (se non mesi) per capire quali contratti avessero con chi, dove, per quali prodotti e per quanto tempo durava il rapporto rapporto commerciale con quegli opifici.

È diventato evidente, tutto d’un tratto, che la mancanza di un’adeguata trasparenza e tracciabilità della catena di approvvigionamento stava mettendo a rischio l’intero settore e rendendo di fatto impossibile rispondere a qualsiasi domanda posta dai consumatori via via sempre più esigenti.

Molto si è fatto da quella tragedia per rispondere alle esigenze di un sourcing sostenibile, maggiormente con riferimento ai fornitori diretti o di primo livello.

Oggi, il rischio è tanto più alto quanto più si va a fondo nelle catene di approvvigionamento, oltre quel primo livello. Quando un’azienda cerca di guardare agli altri stakeholder nella sua catena di approvvigionamento tessiture, coltivatori di cotone, concerie, allevamenti, ecc. l’acqua rischia di diventare ancora più torbida. Un recente studio suggerisce che le non conformità aumentano notevolmente nel secondo e terzo livello. In altre parole, i fornitori meno visibili spesso non riescono a soddisfare gli standard sociali e ambientali. L’industria della moda semplicemente non può permettersi di non sapere, o addirittura di non capire, cosa stia succedendo in una catena di approvvigionamento dalle materie prime al prodotto finito.

 

Cosa Fanno i Brand più visionari ?

 

Molti Brands del mondo moda hanno affermato, negli ultimi anni, di aver implementato la tracciabilità all’interno della loro catena di fornitura, al fine di rendere sempre più trasparenti le proprie filiere, coinvolgendo fornitori di 2 o 3 livello. 

Ma quanto  sono funzionali, trasparenti e aggiornati tutti i dati raccolti?

Un approccio molto interessante alla trasparenza viene dalla gruppo VF (proprietario di brands quali Vans, Timberland, The north Face …): nel cui sito Web, nella landing page sulla sostenibilità, hanno fornito un quadro completo delle loro filiere dimostrando di avere una profonda conoscenza di QUANDO, DOVE e da CHI i loro prodotti sono realizzati, andando sempre più in profondità, permettendo che i fornitori T2 e T3 siano “visibili”, vengano monitorati e talvolta persino sottoposti ad Audit indipendenti; per alcuni articoli di collezione dei loro Brand esiste una mappa di approvvigionamento interattiva che mostra il “viaggio” di diversi articoli dalla materia prima al prodotto finale, sottolineandone ogni singolo passaggio.

 

Tracciabilità come KPI: il passaggio ad un business model di Trasparenza

 

Tracciabilità e trasparenza, hanno un profondo impatto anche sulle attività quotidiane di qualsiasi membro di un qualsiasi team procurement/sourcing/operation di un Brand di moda.

Provate ad immaginare di guidare un team che gestisca una complessa catena di approvvigionamento nel settore della moda con oltre 100 attori tra fabbriche o fornitori di materiali,  ripensando il sistema dei KPI su cui vengono misurate le strutture industriali e di Procurement, risultante da un’architettura trasparente della catena di approvvigionamento, fondata sulla tracciabilità.

Significa passare ad un modello di business “trasparente”, che mette in evidenza i passaggi che generano prodotti ed esperienze attrattivi e che ne giustificano il loro price; e significa garantire il rispetto dell’ambiente, dei contesti sociali in cui il brand è inserito, dei partner di filiera, in un’ottica di sostenibilità realizzata in tutte le sue tre dimensioni.

Significa fare innovazione, sia dal punto di vista tecnologico che dal punto di vista organizzativo: non basta parlare di digitale, non basta avere gli strumenti abilitanti; occorre intervenire sull’organizzazione e sui processi, perché la Supply Chain possa effettivamente dialogare con le funzioni di Stile e Merchandising, mettendo a disposizione le competenze tecniche e quantitative, e sincronizzare poi tutte le attività di acquisto, produzione, distribuzione per essere più efficaci e rapidi.

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