OECD Due Diligence Forum: nuovi obiettivi, nuovi strumenti

OECD

All’inizio dell’anno diverse centinaia di leader (rappresentanti di governo, NGOs, marchi fast-fashion e molti altri) si sono dati appuntamento a Parigi per due giorni di forum organizzati dalla Commissione Economica per l’Europa. L’evento dedicato alla due diligence nel settore dell’abbigliamento e delle calzature portava un titolo significativo, “Misurare l’impatto”, e ruotava intorno alle domande sull’origine dei vestiti che indossiamo e sul modo in cui questi vengono prodotti.

Maria Teresa Pisani, capo operativo dell’unità per il commercio sostenibile e la divulgazione prevista dalla Commissione, ha spiegato come lo scopo del Forum sia fornire alle imprese e ai marchi della moda strumenti efficaci per raccogliere informazioni sulla sostenibilità delle rispettive value chain, a partire dai produttori delle materie prime per arrivare al consumatore finale.

A questo proposito, Pisani ha sottolineato come al di là di molteplici segnali d’allarme, le supply chain della moda risultano ancora “molto opache” sia per i consumatori che per gli stessi brand: secondo un recente sondaggio che ha coinvolto 130 brand internazionali, infatti, il 50% di questi è risultato incapace di tracciare la storia dei propri prodotti dal luogo di produzione fino al primo livello. Spesso le aziende non sanno nemmeno dove o come le materie prime vengono prodotte e lavorate – come potrebbero, in questo contesto, essere consapevoli del proprio impatto?

In questo momento storico il settore moda rappresenta l’industria più inquinante, generando più di 1,7 milioni di tonnellate di CO2 e 90 milioni di tonnellate di rifiuti ogni anno. Se aggiungiamo il fatto che soltanto un risicato 1% dei nostri prodotti di moda viene poi riciclato per la realizzazione di nuovi capi, il quadro si fa ancora più disturbante.

Una recente analisi (http://www.oecd.org/industry/inv/mne/responsible-supply-chains-textile-garment-sector.htm) che ha coinvolto più di 100 imprese in tutto il mondo ha dimostrato che più del 65% dei marchi tiene la tracciabilità in grande considerazione e crede che possa aiutare a guadagnare la fiducia dei consumatori e a sviluppare network più solidi con partner e stakeholder. In aggiunta, anche se la frammentazione della value chain rappresenta sicuramente una sfida, le tecnologie di ultima generazione (es. blockchain, codici a barre e chip) sono percepite come strumenti chiave.

Nonostante questo ottimismo, però, soltanto il 34% delle imprese che hanno partecipato all’indagine ha già implementato un qualche effettivo sistema di tracciabilità, e la maggior parte di queste riesce a identificare soltanto i propri fornitori immediati. Questo significa che una quantità significativa di informazioni sui fornitori di terzo e quarto livello vengono perse.

Lo stesso studio ha sottolineato la rilevanza delle policy e delle leggi per migliorare la tracciabilità lungo la value chain: il rispetto dei requisiti normativi locali e globali, supportato da un sistema di audit efficace, è emerso come una priorità per il 75% degli intervistati. Le aziende hanno anche ribadito la necessità di incentivi fiscali (64%), di formazione per lo sviluppo delle skill (61%) e di supporto a ricerca e sviluppo (54%).

Per questo motivo, l’OECD Due Diligence Forum ha organizzato una tavola rotonda invitando policy makers provenienti dalle economie chiave nell’ambito dell’industria dell’abbigliamento e delle calzature con l’obiettivo di discutere le opportunità di promozione (e implementazione) di supply chain sempre più efficienti e responsabili.

A partire da questi rilievi, l’UNECE (in collaborazione con ITC, la Commissione Europea, ILO, il mondo accademico e altri partner provenienti dal settore privato) è attualmente impegnata con lo sviluppo di un “Decent Work and Transparency and Traceability Tool”, uno strumento il cui scopo è aiutare le aziende del settore moda a prendere decisioni consapevoli e operare all’interno di un quadro di pratiche condivise concordate a livello internazionale. Lo strumento includerà raccomandazioni sulle policy dirette ai governi e uno standard tecnico globale per la tracciabilità delle value chain sostenibili capace di coprire l’intero ciclo di vita dei prodotti moda.