Molecular Labelling – tracciabilità per impianti medici e non solo

Il 5 luglio 2018 il CNRS (Centre national de la recherche scientifique) ha pubblicato i risultati di un’interessantissima ricerca sulla tracciabilità degli impianti medici.

Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori delle Università francesi Aix-Marseille e Paris 13, e ha dimostrato il modo in cui il molecular labelling può identificare senza ambiguità un impianto biomedico anche dopo un periodo di permanenza prolungata all’interno di un essere vivente.

 

Il viaggio degli impianti biomedici è sicuramente peculiare: inizia con la creazione dei materiali e prosegue attraverso una catena di approvvigionamento particolarmente delicata fino ad approdare all’interno di un essere vivente, diventando parte integrante del suo corpo.

Per queste ragioni, essere capaci di tracciare ogni passaggio di questa specifica supply chain è estremamente importante.

 

Ci sono tanti motivi diversi che spiegano perché gli impianti medici dovrebbero sempre essere totalmente tracciabili, ma uno tocca particolarmente pazienti e professionisti del settore: in caso di negligenza medica, infatti, è spesso cruciale determinare l’origine dei materiali alterati per valutare correttamente le responsabilità del caso.

 

Nella maggior parte dei casi, gli impianti hanno lo scopo di aiutare i pazienti a superare una sofferenza o a condurre uno stile di vita migliore, e proprio per questo i medici vogliono solitamente assicurarsi di utilizzare prodotti di qualità. Quando un impianto è difettoso deve spesso essere rimosso, e questa prospettiva rappresenta una preoccupazione per il personale medico, un’esperienza spiacevole per il paziente e un peso oneroso sulle finanze del sistema sanitario.

Sfortunatamente, se l’imballaggio dell’impianto non è stato correttamente conservato può essere difficile autenticare il prodotto, e la tracciabilità diventa ancora più complicata quando questo è restato all’interno del corpo per un periodo prolungato.

 

Per questo motivo diversi team del CNRS hanno deciso di cooperare allo scopo di sviluppare una soluzione innovativa per marcare chimicamente gli impianti a livello molecolare. La chiave di questo nuovo metodo è l’utilizzo dei polimeri, grandi molecole composte da due sottounità di base. Le connessioni che uniscono le subunità formano una struttura che può essere letta come un codice, non molto diverso da quello binario comunemente utilizzato in ambito informatico.

Per identificare un impianto, la massa di ogni frammento polimerico viene analizzata utilizzando un metodo chimico conosciuto come spettrometria – grazie a questo processo, il “codice” può essere identificato e decriptato proprio come un codice a barre.

 

Questo tipo di marcature molecolari è già stato applicato in piccole quantità in alcuni prototipi, e i ricercatori hanno scoperto che il polimero identificativo può essere decodificato inequivocabilmente anche tre mesi dopo l’inserimento dell’impianto in un organismo vivente.

 

Dal momento che questo metodo identificativo potrebbe essere facilmente applicato ad altre industrie, i risultati di questa ricerca potrebbero essere l’inizio di uno stadio rivoluzionario dell’evoluzione della tracciabilità.

Le marcature molecolari potrebbero aiutarci a prevenire la contraffazione e offrirci informazioni durature sulla catena di approvvigionamento dietro un singolo prodotto, dandoci l’opportunità di avere accesso a dati importanti anche molto tempo dopo l’acquisto.