La tua supply chain migliora o danneggia la reputazione aziendale?

Potremmo facilmente descrivere la supply chain come la serie di processi in sequenza che sta dietro la produzione e la distribuzione di un bene, ma forse non sai che potremmo considerarla anche come uno strumento reputazionale.

Una volta, la responsabilità etica era un concetto vago, indefinito e meramente teorico, ma recentemente ha guadagnato una grande attenzione di pubblico. Al giorno d’oggi i consumatori sono sempre più preoccupati dell’impatto che le proprie abitudini di consumo hanno sul pianeta, e stanno rapidamente voltando le spalle alle aziende percepite come non etiche.

I principali stakeholders del mercato sono alla ricerca di brand “senza macchia”, aziende il cui comportamento possa rassicurare gli acquirenti come i fornitori.

Di conseguenza, il supply chain management (SM) è diventato un fattore chiave: in qualità di rappresentanti dell’azienda, i supply manager sono chiamati ad affrontare giornalmente tutta una serie di sfide impegnative sul piano dell’etica.

Questioni come il trasferimento di tati sensibili, la trasparenza e la tracciabilità stanno rendendo la gestione delle responsabilità etiche aziendali sempre più complessa, e sempre più importante.

Tenendo a mente questa situazione, non è difficile comprendere perché il supply chain management può avere un impatto determinante sulla reputazione aziendale: una catena di approvvigionamento “rispettabile” deve essere capace di raggiungere i propri obiettivi operativi (come la qualità dei prodotti e la puntualità di consegna) e, allo stesso tempo, deve aiutare l’azienda a diventare un buon cittadino d’impresa. Un supply management eticamente responsabile può essere caratterizzato dall’impostazione “verde” del proprio impatto ambientale, ma anche da contributi a vantaggio di comunità e società – tutte prese di posizione che contribuiscono positivamente alla reputazione aziendale.

In questo modo, la catena di approvvigionamento può dar corpo ad elementi di differenziazione positiva rispetto alla concorrenza, vantaggi che possono essere utilizzati per aumentare il capitale reputazionale dell’azienda.

Le imprese con una reputazione migliore ricevono generalmente un livello di supporto maggiore da parte degli stakeholders, il che significa che tali compagnie potranno facilmente migliorare i propri risultati e riprendersi più rapidamente in caso di possibili recessioni.

Allo stesso modo, un suppy chain management maldestro o inadeguato può danneggiare la reputazione aziendale, e quindi mettere a repentaglio l’intera attività imprenditoriale.

Troppi CEO e dirigenti si focalizzano sul prodotto, sul marketing e sulle vendite, spesso trascurando gli impatti sulla reputazione. Chi abbraccia questa visione miope prende frequentemente sottogamba l’importanza del supply chain management: perché prestare attenzione alla catena di approvvigionamento quando le aspettative di qualità, prezzo e consegna sono già soddisfatte?

Questo tipo di approccio può sembrare l’opzione più rapida e adeguata, ma soltanto finché tutto fila liscio: dobbiamo infatti essere coscienti del fatto che, quando qualcosa va storto, i consumatori sono ansiosi di svelare la gestione della supply chain in cerca di un colpevole. L’azienda sfrutta il lavoro minorile? Quanto sono pulite le fedine penali dei fornitori? Le attività aziendali seguono un protocollo ecosostenibile o inquinano al di sopra dei limiti consentiti?

Riservare un’attenzione particolare alla tua supply chain può prevenire danni d’immagine, ma non solo: è un’attività utilissima anche per accrescere la reputazione globale del brand. Per attuare una gestione della supply chain positiva e fruttuosa, è importante focalizzarsi sulle seguenti aree: diritti umani, impatto ambientale e grado di coinvolgimento degli stakeholders.

Oggi la gestione della reputazione si rivela una sfida interessante: non sottovalutiamola, e cerchiamo di non dimenticare che tutto inizia dal semplice buon senso.