Lab and best practices
Diamond Source Initiative: Tiffany & Co in viaggio verso la tracciabilità

La tracciabilità potrebbe rivelarsi la migliore amica del diamante. A gennaio Tiffany & Co ha lanciato il programma Diamond Source Initiative, un progetto finalizzato a promuovere la tracciabilità e la trasparenza nell'industria dei diamanti.

 

Ad oggi i consumatori erano in grado di conoscere il taglio e la caratura dei diamanti acquistati, ma non potevano avere nessuna rassicurazione circa le condizioni di estrazione dietro le proprie gemme – si trattava di procedure eticamente accettabili o no?

Da quest'anno, i consumatori potranno conoscere il Paese e la regione di provenienza dei propri diamanti, purché queste siano state estratte recentemente e siano di dimensioni maggiori di 0,18 carati.

 

Nel 2017 Tiffany & Co ha venduto più di cinquecento milioni di dollari in anelli di fidanzamento, una delle spese più costose ed emotivamente coinvolgenti che un compratore possa fare. Questo tipo di business si regge su un segmento di mercato relativamente giovane, costituito da persone bene informate che possono essere facilmente influenzate dalle crescenti preoccupazioni volte a rendere il mondo più sostenibile.

 

Alessandro Bogliolo, il nuovo CEO di Tiffany & Co, ha spiegato che oggigiorno “i clienti sono molto istruiti, maturi ed esigenti”. I consumatori informati sono cittadini con un proprio potere, e vogliono essere sicuri che le gemme che stanno acquistando non abbiano nulla a che fare con i cosiddetti “diamanti di sangue”: i consumatori, pertanto, richiedono prove specifiche del fatto che i loro acquisti non siano stati prodotti sfruttando il lavoro minorile, o finanziando conflitti bellici o attività terroristiche.

 

La tracciabilità del diamante è una sfida particolarmente complessa, perché le gemme passano di mano in mano molte volte prima di raggiungere la vetrina. Qualche gioielliere ha iniziato ad affrontare la questione includendo informazioni legate alla provenienza nelle proprie strategie di marketing, e qualcuno ha addirittura abbracciato la tecnologia blockchain per poter fornire maggiori informazioni circa l'origine dei propri diamanti e, allo stesso tempo, offrire un registro digitale permanente e non falsificabile.

Ad ogni modo, la questione è ancora una sfida aperta perché molte compagnie estrattive sono ancora molto evasive circa i propri processi produttivi. Sfortunatamente, sembra che per il momento non ci sia modo di assicurare che i dati forniti dai commercianti siano effettivamente accurati e affidabili al 100%.

 

Attualmente si prevede che la Diamond Source Initiative di Tiffany & Co riuscirà a fornire ad ogni cliente un certificato dedicato al luogo di estrazione dal quale proviene la gemma acquistata. In più, su ogni diamante verrà inciso un numero seriale allo scopo di rendere il suo tragitto totalmente tracciabile.

Entro il 2020 i certificati rilasciati dall'azienda conterranno anche informazioni relative alla geolocalizzazione dei diversi stadi produttivi. Alessandro Bogliolo spera che, un giorno, l'azienda sarà addirittura capace di fornire informazioni precise sul sito dell'estrazione, sul nome dell'artigiano che ha lavorato la gemma e sul gioielliere che l'ha applicata al monile in vendita.

 

Ad ogni modo, secondo Bogliolo, gli sforzi verso l'implementazione di un miglior programma di tracciabilità sono “soltanto un segno importante per il consumatore, e dietro quel segno c'è tutto un lavoro che è responsabilità del marchio”. Il destino della trasparenza e della tracciabilità è nelle mani delle aziende, ma i consumatori stanno giocando un ruolo chiave nell'assegnazione delle priorità all'interno di un'agenda condivisa.