Data Science: l’impatto dei Big Data sull’industria della moda

Big Data

Nel corso degli ultimi dieci anni il concetto di Big Data è diventato sempre più popolare. Nel caso dell’industria della moda, l’analisi dei dati ha iniziato a giocare un ruolo fondamentale nella previsione delle tendenze e nella comprensione del comportamento, delle preferenze e delle emozioni dei consumatori. Ecco perché è doveroso interrogarci sui vantaggi competitivi offerti dalla scienza dei dati e agire di conseguenza.

L’analisi dei dati non è un concetto nuovo per l’industria: le aziende e i rivenditori del settore moda hanno sempre prestato attenzione alle informazioni di vendita. La vera rivoluzione, infatti, sta nel modo in cui oggi i dati diventano disponibili, come le informazioni derivate da Internet e i dati che possono essere raccolti attraverso i social media o le app per smartphone. L’ammontare dei dati resi disponibili da queste risorse estranee alla vendita è semplicemente stupefacente, e può offrire ai rivenditori informazioni preziose per la previsione delle tendenze e la tracciatura del comportamento dei consumatori.

Il vantaggio competitivo delle piattaforme di vendita online rispetto alle aziende tradizionali sta nei grandi volumi di informazioni commerciali che le prime possono monitorare ed esaminare. In questo scenario, la scienza dei dati cambia le dinamiche dell’industria facendo passare la moda da un modello in cui la domanda si basa sull’offerta a una situazione in cui è l’offerta a basarsi sulla domanda.

Grazie all’analisi dei dati con finalità predittive, i fabbricanti possono regolare la propria produzione e raggiungere il più grande obiettivo di ogni azienda: soddisfare i desideri dei propri clienti il prima possibile – quasi immediatamente.

In più, grazie al passaggio da una domanda basata sull’offerta a una prospettiva di offerta basata sulla domanda, i rivenditori possono ridurre i volumi di acquisto iniziale, ridimensionare le rimanenze e abbracciare cicli stagionali basati sulle vendite reali.

La data science aiuta produttori e rivenditori a restare al passo con le ultime tendenze e con le richieste dei consumatori. Raccogliendo una grande mole di dati e trasformando questi ultimi in informazioni, in ogni passaggio della value chain è possibile prendere decisioni importanti con grande rapidità sulla base degli stili, dei colori, dei tessuti e delle taglie più popolari.

Sempre più piattaforme di vendita online offrono ai propri utenti l’opportunità di creare un “profilo di stile” semplicemente rispondendo a domande sulla propria corporatura, sulle varie misure, sui colori e sugli stili di preferenza. L’algoritmo, poi, utilizzerà i dati raccolti per scegliere gli articoli da consigliare all’utente, e impiegherà le informazioni derivanti dai resi per ricalibrare automaticamente l’offerta consigliata e diminuire di conseguenza le percentuali di reso.

Allo stesso tempo, i produttori possono utilizzare i Big Data per identificare rapidamente e facilmente i propri best seller per ottimizzare le attività produttive e fornire informazioni preziose ai designer coinvolti.

L’industria della moda si basa su un delicato equilibrio di fattori e problemi molto diversi, come la variabilità delle tendenze, il budget dei consumatori e l’assenza di un sistema di taglie universale – e la scienza dei dati è emersa come risorsa risolutiva soltanto poco tempo fa.

Oggi, le aziende sono tenute a cavalcare l’onda nella maniera migliore per evitare il verificarsi del tragico scenario descritto da Geoffrey Moore: “Senza Big Data sei cieco, sordo e nel bel mezzo di un’autostrada”.