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Chi ha fatto i miei vestiti? - Fashion Revolution insiste sulla trasparenza

La trasparenza è la chiave che ci permette di capire cosa stiamo comprando e che tipo di industria supportiamo con i nostri acquisti; le nostre scelte (sia come aziende che come individui) lastricano la strada che l'industria è pronta a intraprendere per soddisfare i nostri desideri e adattarsi ai nostri modelli di consumo.

 

Fashion Revolution è un movimento globale nato il 24 aprile 2013, quando in Bangladesh il palazzo conosciuto come Rana Plaza è crollato uccidendo 1138 persone. La costruzione ospitava cinque fabbriche tessili, e molte vittime (sopratutto giovani donne) erano impegnate nella manifattura di capi per grandi brand globali.

Da quel giorno, la missione di Fashion Revolution è gettare luce sulle condizioni di vita dei 75 milioni di persone nascoste dietro i nostri armadi.

 

Fashion Revolution ha l'obiettivo di salvaguardare insieme persone e ambiente, e vuole farlo attraverso l'utilizzo della trasparenza e della tracciabilità.

Secondo l'associazione ogni segmento della catena della moda -dalle industrie ai consumatori ordinari- può essere considerato un “decisore politico”, poiché ognuna delle nostre scelte ha un impatto importante sull'ambiente e su tante vite umane.

 

Nel sito ufficiale, le persone dietro Fashion Revolution affermano che “la trasparenza getta luce su questioni tenute troppo spesso nel buio”. Questo è il motivo per cui ognuno di noi dovrebbe porsi la stessa domanda: “Chi ha fatto i miei vestiti?”. Ovviamente, lo stesso quesito dovrebbe poi essere posto anche ai marchi e ai rivenditori dai quali acquistiamo.

 

Per far sì che i diritti umani siano rispettati e che l'ambiente venga salvaguardato abbiamo bisogno di sapere dove sono fatti i prodotti che compriamo, chi li produce e in quali condizioni. Dalle piantagioni di cotone ai filatori e tessitori sparsi nelle fabbriche di tutto il mondo, dalle mani di chi lavora nel reparto sartoria fino agli espositori dai quali prendiamo la nostra t-shirt, il viaggio dei prodotti che compriamo dovrebbe sempre essere “aperto” e leggibile.

 

Utilizzando un quadro operativo sviluppato dalle ricercatrici R. Earley e K. Goldsworthy, Fashion Revolution punta a raggiungere il cambiamento occupandosi di tre questioni chiave: il modello di business su cui si basa l'attuale industria della moda, i materiali che tendiamo ad utilizzare e la mentalità che ci rende schiavi della rapidità e del volume dei nostri acquisti.

Tutte queste cose devono cambiare.

 

Per aiutarci ad essere più consapevoli, Fashion Revolution ha pubblicato un documento chiamato “Indice della trasparenza nella moda”. L'edizione del 2018 esamina e classifica 150 tra i più grandi marchi della moda e i più importanti rivenditori sulla base della quantità di informazioni che sono disposti a condividere circa le proprie politiche e pratiche legate alla catena di approvvigionamento.

Marchi e rivenditori sono valutati attraverso cinque aree differenti: politiche e impegno, governance, tracciabilità, “sapere, mostrare & correggere”, e problematiche sotto i riflettori.

 

Fashion Revolution afferma che “la trasparenza è un processo”, e anche quando essere trasparenti sembra un compito difficile, ogni azienda dovrebbe tenere a mente che evitare tragedie come quella del Rana Plaza è un obiettivo che giustifica pienamente gli sforzi.

La trasparenza porta alla responsabilità, e la responsabilità rende possibile il cambiamento. Ognuno di noi può (e dovrebbe) fare la propria parte per rendere l'industria della moda un luogo migliore, e possiamo iniziare prendendo ispirazione dai segnali che ci vengono offerti anche da Fashion Revolution.

 

Se siete interessati a leggere il Fashion Transparency Index 2018, potete trovare il testo completo qui.